AA. VV. MUSICREKK
(Musicrekk) |
Dal 2000 Music Rekk
opera come etichetta indipendente legata al commercio equo e
solidale con alcune regioni africane, da dove vengono registrati
i musicisti, colti spesso in presa diretta, per strada, secondo
una modalità comunicativa precipua in tutto il Continente Nero.
I 14 brani dell'antologia provengono da Senegal, Gambia, Guinea
Conakry, Sierra Leone: dal percussionismo tribale alle ballate
acustiche, dai griot tradizionali ai rapper metropolitani, si
manifestano la gioiosa vitalità e le infinite varianti che offre
oggi la scena locale, con musicisti notevoli come il chitarrista
Ismael Camara o il gruppo Ndi´guel Bamba Touba, presenti in
altri due specifici cd. (g.mic.)
|
ANTHONY BRAXTON SIX STANDARDS (QUINTET) 1996
(Splasc(h)
Records/Ird) |
Abbandonata la ricca
serie di sax e clarinetti e piazzatosi al pianoforte, il grande
chicagoano guida un quintetto e affronta sei classici del jazz
che al loro apparire erano definiti «originals», divenuti poi
degli «standards». Si va dal gillespiano Woody'n You
a Blues and the Abstract Truth di Oliver Nelson, dal
monkiano Ruby My Dear a Like Sonny e Lazy Bird
di Coltrane fino a Dees Dilemma di Mal Waldron. Gli ispiratori
del Braxton pianista sono qui Tristano, Monk e Cecil Taylor,
ma gli spunti personali, con accenti marcatamente razionalistici,
non mancano. Al di là di una certa legnosità dello stile di
strumentista. I partner, dal vivo alla Knitting Factory di New
York, sono un vivace/riflessivo Dave Douglas alla tromba, uno
spigoloso Mark Whitecage ai sax soprano e alto, gli splendidi
Mario Pavone e Warren Smith al contrabbasso e alla batteria.
Una rilettura totale con poca devozione. Un'atmosfera di slancio
trattenuto dovuta proprio alla posizione di Braxton, troppo
presente in ogni minuto della performance e un po' preoccupato
di venire a capo dei misteri pianistici. (m.ga.)
|
THE DRESDEN DOLLS THE DRESDEN DOLLS (8ft.
Records/Universal) |
L'aspetto di questo
duo di Boston è decisamente gotico, ma questa potrebbe essere
una definizione limitata e fuorviante. Lei canta e suona il
piano; lui suona la batteria. Poche aggiunte strumentali: una
chitarra, un basso e qualche arco, il tutto distribuito in tre
o quattro dei dodici brani del cd. Atmosfere che inevitabilmente
risentono della limitata gamma sonora utilizzata. Echi brechtiani,
rock alternativo, cabaret da Mitteleuropa preguerra. Non mancano
sonorità gothic e piccoli sprazzi di pura follia, che rendono
questa band una realtà abbastanza unica, seppur non originalissima,
nel panorama musicale internazionale. (r.pe.)
|
DZIHAN & KAMIEN FAKES (Couch/Family
Affair) |
Proprio quando pensi
che il nu jazz sia un genere ormai defunto e sotterrato da tempo,
sbuca fuori un disco come questo che annulla ogni preconcetto
su un genere in auge negli anni 90 ma da tempo agonizzante.
Fakes infatti rivitalizza un genere dato per scomparso
definitivamente. Un genere che qui invece, con due operazioni
semplici (il remix di classici come Je t'aime, ... moi non
plus di Serge Gainsbourg o Don't Explain di Billie
Holiday), la rivisitazione originale e creativa di loro vecchi
brani, reinterpretati con l'aiuto di Brut Imperial Quintet (un
quintetto di fiati da urlo) viene rivitalizzato con grande gusto
e attualizzato. (g.p.g.)
|
E.S.T. VIATICUM
(Act/Egea) |
Il pianista svedese
Esbjörn Svensson ha molte delle caratteristiche che fanno più
arrabbiare tutti coloro che vivono tenendo gli occhi sullo specchietto
retrovisore della free music: quando suona costruisce crescendo
di limpida, assoluta cantabilità, usa l'elettronica a tocchi
misurati, circospetti, adora l'interplay con i compagni di suono
del suo trio, rodatissimo, ormai. Chi ha avuto modo di apprezzare
le avventure sonore tornite e un po' blasé dell'ultimo Meldau
farebbe bene a tendere le orecchie qui: non c'è un punto debole
in questo viaggio in musica che convoglia un'eleganza romantica
che potrà pure risultare stucchevole agli amanti del jazz, ma
qui suona sincera e appassionante. In coda poi una ghost track
«ambientale» che potrebbe piacere molto ad amanti di Radiohead
e Sigur Ros. (g.fe.)
| |
|
|
ULTRASUONATI da: mauro carli, stefano
crippa, graziarita di florio, guido festinese, mario gamba,
gian paolo giabini, guido michelone, roberto peciola, mauro
zanda
|
FIGLI DI IUBAL FIGLI DI IUBAL
(Sciopero/Sony) |
A dispetto delle
cronache catastrofistiche che disegnano una mappa della canzone
d'autore sempre più orfana e col fiato corto, sembra invece
che energie, idee e buone canzoni ci siano: solo che a volte
il «peso» è diviso sulle spalle di un gruppo, invece che di
un singolo. Esempi? Scraps Orchestra, Avion Travel, Yo Yo Mundi.
Nel paniere dell'eccellenza metteremo anche i sardi Figli di
Iubal. E' una festa vorticosa di ritmi accelerati, parole convulsamente
poetiche, brandelli balcanici, lacerti di tango, polpa melodica
mediterranea. Un disco senza punti deboli, se non la scarsa
durata; il discorso è rovesciabile: chi arriva a stento ai 45
minuti di cd gonfi di niente qui ha modo di rifarsi. (g.fe.)
|
RHYTHM & SOUND SEE MI YAH (Burial
Mix/Wide) |
Veterani della scena
techno berlinese (Basic Channel, Chain Reaction), Mark Ernestus
e Moritz von Osvald dal 96 si cimentano con un progetto denominato
Rhythm & Sound, laboratorio dove la profondità del dub giamaicano
incontra il minimalismo della loro elettronica. Un suono asciutto
e spettrale, col cuore nelle radici e la testa hi-tech. Come
tradizione impone, un pugno di ospiti vocali (il fidato Paul
St. Hilaire, ma anche due leggende dello Studio One di Kingston
come Sugar Minott e Willi Williams) regala la propria «version»
sulla base di un solo ritmo, arrangiato e mixato ogni volta
in maniera sottilmente differente. Se il reggae è la musica
africana nel nuovo mondo, allora il dub è la sua casa sulla
luna. (m.za.)
|
ANTONELLA RUGGIERO BIG BAND!
(Libera/Universal) |
Se ancora c'erano
dubbi sulla sua statura di grande interprete, il nuovo lavoro
della cantante genovese li spazza via in un attimo. Con un repertorio
che spazia dai lieder ebraici, le canzoni pop, i canti sacri
e una Medea contemporanea, mancavano gli standard intramontabili
della musica internazionale riarrangiati per grande orchestra.
Ecco fatto: registrato in cinque giorni al Teatro Sanzio di
Urbino, Antonella, coadiuvata dalla Big Band diretta dal Maestro
Davide Di Gregorio, mette in fila 11 classici a cui aggiunge
Tandem, tema dell'omonimo film e Echi d'infinito,
unico inedito presentato in gara a Sanremo. Sentimentale in
Mi sono innamorata di te, bruciante di passione nelle
latine Besame mucho e Perfidia, compie un piccolo
capolavoro di acrobazie vocali su una sincopata versione di
Begin the Beguine. (s.cr.)
|
SINISTRI FREE PULSE (Häpna/distr.
propria) |
Un legame col rock
che vuole essere spezzato ma non si spezza. Una gradevole permanenza
della scansione «non detta» del tempo (gli autori definiscono
la loro musica «non metrica», ma la pulsazione è davvero libera
o no?). Una musica della stasi, non idilliaca ma aspra e dissenziente,
che fa pensare non tanto al rifiuto minimalista dello sviluppo
quanto alla foucaultiana critica dell'ordine del discorso. Pochi
accordi, poche note, di chitarra, batteria e strumentario elettronico.
Suono scabro all'eccesso, magnificamente. Qualcosa di claustrofobico
si può temere dalla filosofia musicale di questo quartetto bolognese:
a volte si sente il bisogno di un respiro, di un abbandono,
ma il gioco cambierebbe e Sinistri non sarebbe più quello che
è. Manuele Giannini (chitarra, ecc.), Roberto Bertacchini (batteria),
Alessandro Bocci (computer, ecc.), Dino Bramanti (processori,
ecc.) i nomi del gruppo. Apertamente estremista, per fortuna.
Ma ancora un po' troppo «da cantina». (m.ga.)
|
AMON TOBIN CHAOS THEORY (Ninja Tune/Family
Affair) |
In principio, qualche
mese fa, uscì un ep, che era colonna sonora di un videogame.
Ora Tobin ci presenta un progetto più ampio ed elaborato, che
è sicuramente cinematico, che resta in linea con l'idea di colonna
sonora, ma che questa volta è musica per immagini, scenari,
paesaggi inesistenti. Musica che in ogni caso ci ripropone un
artista tra i più importanti della scena elettronica anni 90
in gran forma. Beat elaboratissimi, mai scontati, accatastati
in maniera geniale uno sullaltro, con una gamma infinita che
spazia tra jazz, hip hop, breakbeat, latin e chi più ne ha...
E poi i suoni; dark, profondi, taglienti, minimali, mai fuori
posto, sempre avvincenti. La formula non è cambiata. Il disco
è fortemente radicato nella cultura elettronica. Ma quando c'è
la classe, tutto diventa attuale, ficcante, credibile. (g.p.g.)
| |
|
TWINK SUPERCUTE (Mulatta
Records) |
Mike Langlie, alias
Twink, il suo toy piano e gli altri strumenti giocattolo (kalimba,
campane, carillon, tastierine Casio, e fischietti) in compagnia
di vari ospiti con violoncelli, violini, sax, trombe e altro,
provenienti da ambienti differenti. Da Ralph Carney (Tom Waits
e Elvis Costello) a Steven Cerio (Negativland e Residents).
Pianoforti giocattolo e melodie di carillon sopra beat e groove
elettronici, animaletti di plastica solisti di orchestra, una
gustosa versione di Enter Sandman dei Metallica, la gag
I Scream... Ice Cream di Roberto Benigni campionata dal
film Down by Law di Jim Jarmusch ecc. Un giocattolo sorpresa
in tutte le 21 tracce, avverte il sottotitolo del cd. Tra Raymond
Scott e Dj Shadow... (m.ca.)
|
MOTION TRIO PICTURES FROM THE STREET (Asphalt Tango/Materiali
Sonori) |
Il 33enne Janusz
Wojtarowicz è il fondatore e leader di questo strepitoso trio
di fisarmonicisti polacchi che spazia trasversalmente tra minimal
music, classica, barocca, jazz, rock, techno etc, selezionando
partiture da sporcare, amalgamare, re-inventare con un intarsio
di timbri sorprendenti. Janusz è l'autore di quasi tutte le
musiche suonate con virtuosismo assieme agli altri due giovani
compagni di ventura, Marcin Galain e Pawel Baranek. Nessuna
concessione a campionamenti ed effetti, basi rigorosamente acustiche
si incrociano con sferzate di energia che trasbordano in una
musica magica, in un suono nomade che prende spunto da episodi
quotidiani, immagini e umori carpiti dalle strade, tra paesaggi
orchestrali e schegge sonore sognanti. Amano l'azzardo, ma centrano
l'obiettivo. (g.d.f.)
|
PERTURBAZIONE CANZONI ALLO SPECCHIO
(Mescal/Sony) |
Non siamo tra quelli
che hanno incensato la band di Rivoli, Torino, parlando in maniera
entusiastica dei loro album, in particolare del precedente,
In circolo. Non ci convincevano del tutto. Ora, ascoltando
questo Canzoni allo specchio, potremmo ammettere di aver
sbagliato o che altri sono stati più lungimirante, o forse,
più semplicemente, pensare che i Perturbazione sono cresciuti,
maturati, e con l'aiuto dell'ex Scisma Paolo Benvegnù alla produzione,
hanno dato il meglio. Un disco di pop alternativo, derivato
tanto dalla canzone d'autore italiana quanto da un certo sound
«indie-rock». 12 brani ben costruiti, con la forma ballad che
si fa preferire, anche perché più congeniale alla voce di Tommaso
Cerasuolo. Per molti versi simili ad un'altra band italiana,
i Virginiana Miller. (r.pe.)
|
PLAN LIFE THE RETURN OF JACK SPLASH
(Nocturne/Goodfellas) |
Direttamente dalla
scena degli strip-club losangelini, ecco l'ultima sensazione
della black music USA. Guidati dal falsetto alcolico di Jack
Splash, i Plant Life fanno propria un'esigenza già collaudata
da gente come Pharrell o Andre 3000: disegnare una via di fuga
funky all'impoverimento delle idee della cultura hip hop. Nessuna
operazione nostalgia però. Primo perché le intuizioni di George
Clinton o Prince qui riprese, sono ben lungi dall'aver esaurito
la propria spinta innovativa; poi perché il retaggio hip hop
resta ancora lo strumento in grado di filtrare quei suoni in
chiave futurista. E' musica nera che omaggia la propria storia
proiettandola nel domani. E' il funk dell'anno 3000. (m.za.)
| |